Salò 11 settembre 2016 - Conferenza di Vera Luciani

Nella splendida cornice del lago di Garda e nel contesto della manifestazione “I giardini del Benaco”, settima rassegna internazionale di paesaggio e di giardino, l’esperta di giardini e paesaggista Vera Luciani ha tenuto un interessante workshop sui biolaghi, ecostrutture alternative alle piscine tradizionali che costruisce con passione da oltre vent’anni.

Dopo aver puntualizzato la differenza tra biopiscine e biolaghi, per cui le prime sono la versione dotata di maggiori confort per la balneazione rispetto ai secondi, la paesaggista ha descritto con puntuali slides le caratteristiche di queste strutture.

Ogni biolago comprende due zone separate, una per la crescita di piante palustri per la depurazione, la rigenerazione e il filtraggio delle acque e una strettamente balneabile. Le due zone sono spesso collegate da una cascata rigenerativa, che dà letteralmente ossigeno a queste acque e funge da filtro per la balneazione. Le acque di deflusso possono esser poi convogliate verso vicini orti o zone verdi per l’irrigazione.

Il sistema biolago si auto rigenera è eco compatibile ed ecosostenibile, e non necessita dell’uso di alcuna sostanza chimica a cui anzi fa da alternativa non inquinante.

Il progetto tipo di un biolago prevede tre fasi: la valutazione del contesto ambientale, lo studio strutturale e geologico e l’armonizzazione delle esigenze tecniche con il miglior risultato estetico.

La paesaggista ha poi passato in rassegna alcuni dei suoi progetti migliori; tra di essi la trasformazione di una vasca d’irrigazione in biolago (Scansano - GR).

Dopo l’asportazione di erbe e piante, si è proceduto alla picchiettatura e allo scavo della struttura, quindi alla modellatura e lisciatura a mano del fondo e dei bordi. Si è poi posto in opera un fondo con un primo strato in polipropilene e un secondo in EPDM impermeabilizzante e termo resistente. In alcuni casi occorre un terzo strato di polipropilene si sono poi realizzati dei camminamenti per la parte balneabile con pietre scalpellate a mano. La parte in alzato è stata realizzata con la posa di pietre secondo la tecnica del muro a secco.

In seguito si è passati alla piantumazione di piante acquatiche; la pianta più drenante per le acque è la Elodea Canadensis che è stata posta a tappezzare tutta la sponda della struttura. Tale pianta si nutre delle impurità dell’acqua. Assieme ad essa si sono poste l’Hibiscus e la Lobelia cardinalis che rimuovono i batteri.

Al bordo del biolago si può sistemare una doccia ecologica, la cui acqua è convogliata in una cisterna e/o per l’irriigazione di prati ed orti.

Un altro intervento ha previsto un biolago con acqua quasi a sfioro realizzato con un sistema di paratie per cui l’acqua circola in tubi attorno alla struttura e infine rientra nel biolago.

Attorno ad alcuni biolaghi sono stati realizzanti interventi di ingegneria naturalistica come la costruzione di staccionate e piante o in un caso una piattaforma di legno a mò di scena per un piccolo anfiteatro posto davanti al biolago.

Il biolago si mantiene intatto in tutte le stagioni, in inverno infatti le piante acquatiche non muoiono ma vanno in riposo vegetativo.

I rischi di queste strutture e relativi rimedi sono la formazione di alghe neutralizzabili con trattamenti naturali, la morte di alcune piante che possono esser poi sostituite, piccoli animali nelle acque che possono essere rimosssi e danneggiamenti del rivestimento di fondo che possono essere riparati.

I biolaghi, nelle conclusioni della paesaggista, Vera Luciani, sono dunque strutture di alta compatibilità ambientale permettendo la vita di varie specie di fauna e flora e allo stesso tempo fornendo una balneabilità di qualità sia per il design che per la purezza delle acque.

Giulia Squadrini, Settembre 2016